Sofferenza, autosvelamento e terapia

By on Set 21, 2014 in Blog, Psicologia, Psicoterapia | 0 comments

Sofferenza, autosvelamento e terapia

Che cos’è la sofferenza? E’ di tutti? Va riconosciuta? Va svelata? La sofferenza è spesso legata alla patologia clinica (intesa come disturbo diagnosticato tramite i criteri di un manuale), ma più generalmente la sofferenza è legata ad uno stato di malessere interno difficilmente identificabile, spesso spaventoso e da nascondere.

Non sempre quello che pensiamo corrisponde alla realtà o è funzionale nel “qui e ora”. E’ vero, non tutto è patologia, ma non tutto è semplicemente risolvibile con le proprie forze o è solo un “mio” problema.

La sofferenza è un campanello d’allarme di un nostro malessere e quando è condizione costante, spesso è indice di una nostra modalità, legata alla credenza che sia impossibile modificare quel pensiero, quel comportamento o quella sensazione.

Quasi nulla è predeterminato se non la nostra genetica, che fa si che siamo più o meno predisposti o vulnerabili ad un tratto di personalità o ad un disagio (un umore tendenzialmente più depresso, un carattere più ansioso, la tendenza ad essere molto precisi, emotivi, razionali).

La sofferenza può essere anche una porta che si apre verso il cambiamento ed in questo può essere d’aiuto l‘incontro terapeutico, tra paziente e professionista.

Un incontro che può essere descritto come un viaggio verso il cambiamento, un viaggio che paziente e professionista affrontano insieme, all’interno di un luogo terapeutico. Un luogo non visto solo come la stanza fisica, ma come un dialogo interno tra i valori e le norme ed i bisogni e le possibilità del paziente.

Il terapeuta come un compagno di viaggio in possesso di strumenti per accompagnarci a raccontare e sperimentare le sofferenze in maniera diversa.

Nel luogo terapeutico è possibile l’autosvelamento della sofferenza cambiano, le condizioni esterne e aumentano le possibilità ; a volte siamo costretti ad esprimere la sofferenza nel nostro ambiente, bloccati da quelle che crediamo siano le risposte che gli altri si aspettano da noi, un’aspettativa che addirittura sentiamo necessaria alla nostra sopravvivenza. Non esiste un’altra possibilità, questo è il modo che abbiamo appreso e pensiamo che non esistano altre tipologie di relazione.

Nell’incontro terapeutico possiamo lentamente sperimentare il cambiamento dove, protetti dal luogo fisico e da un professionista, possiamo usare la terapia come prova generale della vita.

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *